S.FERDINANDO – LUNGO L’OFANTO #2

L’Ofanto è il fiume principale della Puglia, questo è noto a tutti sin dalle scuole elementari. Tutte le volte che da Bari ci dirigiamo, in autostrada, verso Nord, ad un certo punto, passandovi sopra, gli lanciamo rapidamente un’occhiata. La maggior parte dei pugliesi, me compreso, conosce l’Ofanto solo attraverso questi sguardi. Spinto dalla curiosità di incontrare più da vicino questo “sconosciuto”, negli articoli dal titolo “Lungo l’Ofanto” documenterò, attraverso immagini fotografiche, alcuni luoghi lungo l’alveo del fiume e nelle immediate vicinanze, con l’obiettivo di presentare degli “appunti visivi sul paesaggio ofantino” e alcuni spunti di riflessione.

Cava di Cafiero, San Ferdinando di Puglia.
La “Cava di Cafiero” si trova a qualche chilometro dall’abitato di San Ferdinando di Puglia, in contrada San Samuele. Il suo toponimo deriva da una nobile famiglia di Barletta, originaria della provincia di Napoli, che un tempo deteneva la proprietà di queste terre. In questa cava, fino a trent’anni fa, si estraeva calcare. Qui affiora, infatti, l’ultimo lembo di roccia carbonatica della Murgia che più a Nord lascia spazio a rocce più tenere e ai depositi alluvionali del tavoliere. L’edificio che ho fotografato è una torre di separazione costruita agli inizi del ‘900, che separava per caduta gli inerti in base alla granulometria. L’area della cava, che dista solo centocinquanta metri dall’alveo del fiume, è morfologicamente sopraelevata rispetto ai territori circostanti, per questo rappresenta un punto privilegiato di osservazione del paesaggio della valle. Per diverso tempo, dopo la chiusura delle attività estrattive, la cava è stata trasformata in un luogo di abbandono illegale di rifiuti, soprattutto inerti, ma anche di altro tipo. Per fortuna, in tempi recenti, grazie agli sforzi della Regione Puglia e del Comune di San Ferdinando, l’area è stata recuperata e bonificata. Sono stati realizzati diversi interventi di ripristino e rinaturalizzazione della cava, oltre che di miglioramento della fruibilità dell’area (ulteriori progetti di valorizzazione sono previsti e saranno realizzati in un prossimo futuro). La cava, oggi, ricade interamente nell’area protetta SIC “Valle dell’Ofanto” e al suo interno hanno trovato un habitat favorevole diverse specie botaniche, alcune delle quali di rilevante valore conservazionistico. L’area è diventata una vera e propria oasi naturalistica con funzione, oltre che ecologico-ambientale, anche ricreativa.

Come ho già detto in precedenza, l’Ofanto dista dalla cava solo centocinquanta metri. L’“Aufidus”, in questo tratto della valle, scorre leggermente incassato tra pareti non troppo alte. A differenza del tratto di fiume di cui vi ho parlato nel “post” precedente, qui il bosco ripariale è quasi del tutto assente. I campi coltivati si estendono fino a pochi passi dalla riva, che in alcuni tratti è quasi completamente priva di vegetazione. Rimango fermo, per qualche minuto, a guardare il fiume. Quando rientro in auto è già sera.

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