Canosa – Lungo l’Ofanto#5

Canosa è una città antica. E’ uno dei principali centri archeologici della regione ed uno degli esempi più significativi di città a lunghissima continuità di insediamento. Sorge a due chilometri dalla sponda destra del fiume e a circa venti dalla foce. Domenica scorsa ci sono stato per la prima volta, ma conto sicuramente di tornarci più volte in futuro.
Mi fa piacere riportare in questo post uno stralcio di un saggio del geografo Eugenio Turri in cui si parla del tempo e della storia.

“Il paesaggio si propone al nostro sguardo come dinamica forma del mondo e come spettacolo. Si tratta di piccoli accadimenti quotidiani, di eventi normali. Alcuni lasciano conseguenze, segni concreti nel paesaggio, altri non lasciano traccia. Il paesaggio, se lo estraiamo dagli avvenimenti in atto, è silente e giace come immerso nelle profondità marine. In esso tuttavia ci sono ben visibili le tracce del passato. Tutte le storie sedimentano e di esse restano le tracce, i segni, che ci richiamano un passato e una storia, o tanti episodi di una storia.

Così il passato storico degli uomini è rintracciabile attraverso i tanti segni che essi, anche senza volerlo, hanno lasciato nel territorio: tracce del loro vivere, delle loro attività, del loro modo di comportarsi nella natura. Più ci avviciniamo al presente, più le tracce si fanno numerose e facili da interpretare. In tal modo noi leggiamo il paesaggio attraverso i segni che, incessantemente, il tempo e la storia producono e depositano. Il paesaggio è perciò esso stesso storia, storia incessante, somma di eventi uno sopra l’altro.”

Tratto dal saggio: “Il paesaggio tra persistenza e trasformazione” – Eugenio Turri

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