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Gravina di Laterza#1

Un’ora di auto separa Bari dalla gravina di Laterza. Un’ora di autostrada, in direzione Taranto. Spesso quando sono seduto per intere ore, interi giorni, alla mia scrivania, mi capita di pensarci. Andateci se avete voglia di camminare e perdervi nei cunicoli della macchia mediterranea, se siete stanchi della luce bianca del vostro monitor, se avete voglia di un’ora del vostro silenzio, se avete voglia, per un’ora, del vostro piccolo pezzo di Puglia antica.
Io ci sono stato diverse volte, sia d’inverno che d’estate. L’ultima volta, a giugno, ho scattato queste due fotografie.

L’infrastruttura fotografata è un ponte canale, in struttura metallica, lungo centoventicinque metri, realizzato per l’attraversamento aereo della gravina. L’opera fa parte dell’acquedotto del Sinni, una tra le maggiori adduzioni idriche in Europa. Alimentato dalle acque dell’invaso di Monte Cotugno, sul fiume Sinni, l’acquedotto del Sinni costeggia con un percorso di 180 km l’intero arco ionico, contribuendo al soddisfacimento delle esigenze irrigue, industriali e potabili delle Regioni Puglia e Basilicata. Ho percorso qualche chilometro a piedi lungo il bordo della Gravina. Ad un certo punto, tornando verso l’auto, mi sono ritrovato in una cava dismessa di calcarenite (materiale lapideo molto utilizzato in passato per le costruzioni, comunemente chiamato “tufo”).

 

Calcarenite

Sulla roccia, che in molte parti ha perso il suo caratteristico colore giallino a causa dell’esposizione agli agenti atmosferici, sono ancora evidenti i segni rettangolari dei macchinari utilizzati per estrarre il materiale. La vista da lassù e’ veramente suggestiva. Si percepisce in maniera molto evidente il dislivello orografico tra la piattaforma carbonatica nella quale sono incise le gravine e le pianure alluvionali a valle. Oltre i campi si intravede, appena, qualche centro urbano. Ci tornerò.

GRAVINA DELLA MADONNA DELLA SCALA – MASSAFRA

Fino a qualche tempo fa ignoravo l’esistenza delle gravine. Aspre e profonde incisioni carsiche. In effetti, potreste pensare, non sarebbe stata chissà poi quale grande perdita. Provatemi però a spiegare cosa si prova quando ci si affaccia sulla gravina di Matera. Vorrei sapere chi di voi non è rimasto, almeno per un secondo, a bocca aperta. Dove sono localizzate le gravine? Quella più a Nord è quella di Gravina in Puglia, mentre la zona di massima presenza e sviluppo è costituita dall’ampia fascia che si affaccia sul Golfo di Taranto e che si estende da Matera sino a Grottaglie. Il processo geologico che le ha generate è molto affascinante… sollevamenti tettonici di antichi calcari giurassici e cretacei, faglie, fratture, variazioni del livello del mare, deposizioni di rocce più tenere (calcareniti), fiumi impetuosi, erosione, fenomeni atmosferici. In vari periodi storici le gravine sono state utilizzate dall’uomo come dimora e rifugio da invasioni nemiche. Esistono veri e propri villaggi scavati nella roccia, con abitazioni dotate di scale di accesso, sistemi di canalizzazione e raccolta delle acque piovane, impianti per attività produttive, piccoli centri di culto. In età medievale, in particolare, le gravine hanno promosso il coagulo e lo sviluppo di una intensa vita civile e religiosa che, successivamente, ha influenzato lo sviluppo topografico dei relativi centri abitati come Massafra, Ginosa, Castellaneta, Matera, Palagiano, Palagianello, Laterza, Mottola. Quanti tesori nascondono la Puglia e la Basilicata!

PEOPLE USING THE LANDSCAPE#1

Nella  categoria  “People using the landscape” raccoglierò i  posts  e gli articoli che parlano delle attività ricreative e sportive, svolte all’aria aperta, praticate oggi in Puglia e in Basilicata. L’approccio fotografico che ho scelto è il ritratto, per avere maggiori informazioni “visive” sul soggetto fotografato. L’idea è quella di poter costruire un “catalogo” dei diversi modi  di relazionarsi fisicamente con il paesaggio.a

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Marina di Leporano (TA)
Luglio 2011