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PEOPLE USING THE LANDSCAPE #4

Nella categoria “People using the landscape” raccoglierò i posts e gli articoli che parlano delle attività ricreative e sportive, svolte all’aria aperta, praticate oggi in Puglia e in Basilicata. L’approccio fotografico che ho scelto è il ritratto, per avere maggiori informazioni “visive” sul soggetto fotografato. L’idea è quella di poter costruire un “catalogo” dei diversi modi di relazionarsi fisicamente con il paesaggio.

14 Maggio 2012, ore 15:00
“Lido S.Francesco alla Rena”, Bari.

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EX CAVA DI MASO – BARI

Un cratere rettangolare e profondo scavato nel calcare di Bari, al centro del quartiere S.Rita, così appare oggi, la Cava di Maso. Sono le sette di mattina e il sole non è ancora sorto. I lampioni sono accesi, l’aria è fredda e per strada poche auto si muovono verso il lavoro. Riqualificata in tempi non troppo lontani, la cava ha funzionato come parco urbano fino al ventritre ottobre 2005, giorno in cui l’ultima grande alluvione nella storia della città ha colpito Bari. Quel giorno le acque del torrente Picone, in piena per delle precipitazioni di intensità straordinaria, riempirono letteralmente la cava, allagandola gradualmente e ricoprendo definitivamente con il fango i campetti da calcio, gli spogliatoi, il palco e tutte le altre strutture sul fondo della cava. Bari ha drammaticamente ricordato di essere una città ad alto rischio idrogeologico. Il Torrente Picone è una delle tipiche “Lame” del versante orientale delle Murge, solchi torrentizi di origine carsica che dal gradone murgiano sfociano verso l’adriatico. Nelle lame, solitamente asciutte, scorre acqua solo in corrispondenza di eventi piovosi molto abbondanti. Cava di Maso è posizionata in prossimità dell’alveo del torrente Picone, questo è il motivo per cui nel 2005 si è allagata. Le acque di piena di questo torrente infatti, giunte in territorio barese, lambiscono l’abitato di Carbonara (nei pressi del quale si trova la cava), per poi essere deviate da un canale collettore (costruito dopo la grande alluvione del 1926) e sfociare in mare in corrispondenza del quartiere San Girolamo. L’acqua ha occupato la depressione artificiale con molta facilità anche perché non c’era un adeguato argine di protezione a separare la cava dalla lama (argine che in seguito alla alluvione è stato costruito). Mi risulta difficile, adesso che mi trovo a pochi metri dal margine dell cava, immaginarla colma d’acqua. Per gli abitanti del quartiere sarà stato uno spettacolo scioccante. Nel corso della stessa alluvione che distrusse il parco urbano di Cava di Maso hanno trovato tragicamente la morte sei persone. Le prime cinque per il cedimento di un rilevato stradale sulla provinciale tra Cassano e Bitetto e l’ultima travolta, con la sua auto, dalla piena nella Lama San Giorgio, a sud di Bari. Sempre in quei giorni, nel territorio tra Acquaviva e Sannicandro, un ponte ferroviario è crollato durante il passaggio di un Eurostar; per fortuna ci sono stati solo ventidue feriti. Ingenti sono stati i danni alle abitazioni, alle vie di comunicazione e alla rete elettrica in diversi comuni della provincia di Bari. Sono passati sette anni dalla piena del torrente e dieci minuti da quando sono arrivato. Il sole è finalmente sorto e fa meno freddo, le strade iniziano ad essere più trafficate, è tempo di tornare a casa.
Alcune immagini dell’alluvione:
http://www.ambienteambienti.com/wp-content/uploads/2011/11/alluvione-bari-ottobre-2005.jpg http://www.ba2015.org/portal/pls/portal/docs/1/32170.JPG